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Clock domenica 12 febbraio 2012,  07:56
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Malattie cardiache, volare si può: le regole salva vita

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Malattie cardiache. le regole d'oro per volare sicuri

Malattie cardiache. le regole d'oro per volare sicuri

Che si abbia un po’ di paura quando si sale su un aereo, è fuor di dubbio. Anche i più avvezzi, checché se ne dica, qualche piccola titubanza la percepiscono sempre. Magari quando c’è brutto tempo e le turbolenze ci fanno tremare, magari perché quel giorno si sta meno bene e ci si preoccupa che il viaggio possa crearci ulteriore malessere. Ma se avete problemi cardiaci, di qualsiasi natura, forse è bene che leggiate queste “regole d’oro” della British Cardiovascular Society, in imminente pubblicazione sulla rivista scientifica “Heart”.

L’aereo è di per sé un ambiente per il nostro organismo da considerarsi estraneo, anche un po’ ostile. I passeggeri sono costretti a sopportare continui rumori, umidità estremamente bassa, radiazioni cosmiche e una certa carenza d’ossigeno dovuta alla ridotta pressione atmosferica. Nulla di preoccupante se godiamo di ottima salute. Ma se si rientra nella categoria dei “malati di cuore”, allora qualche precauzione è bene prenderla. Specie se si è anziani. Ovvio che se la patologia non rientra nei casi gravi, non vi sono particolari pericoli. Queste, comunque, le principali indicazioni:

-         angina: se è lieve, nessuna restrizione. Se è grave, allora meglio procrastinare il viaggio oppure farsi accompagnare da qualcuno ed avere a disposizione dell’ossigeno.

-         Infarto: se si superano i 65, solitamente è meglio prestare attenzione. Qualora si sia al di sotto dei 65 anni e ne caso che l’infarto non abbia provocato conseguenze particolari, basteranno appena 3 giorni dalle dimissioni. Tuttavia, qualora si percepiscano sintomi persistenti quale affaticamento, meglio rimandare il volo.

-         Angioplastica: se non si hanno complicazioni, solitamente bastano 2 giorni dal foglio di dimissioni.

-         Bypass: nel caso di un intervento senza complicanze, i giorni di attesa sono 10.

-         Scompenso cardiaco acuto: attendere 6 settimane. Qualora lo scompenso sia cronico il comportamento varia in base all’entità: se grave non si deve assolutamente viaggiare senza assistenza medica e privi d’ossigeno.

-         Pacemaker: senza complicazioni, 2 giorni sono sufficienti. Con complicazioni è meglio attendere fino alla scomparsa di eventuali sintomi.

-         Defibrillatore: le stesse indicazioni fornite al punto precedente, ma con variante qualora si il defibrillatore abbia rilasciato una scarica nel periodo antecedente al viaggio. In simili circostanze meglio attendere che l’anomalia si sia stabilizzata.



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